CREAZIONE UOMO TITOLI

Dopo le  evangelizzazioni organizzate in maggio, le attività in giugno e in luglio sono ritornate alla normalità, seppur con un certo rallentamento dovuto anche alla montata del caldo estivo: gli incontri di condivisione fraterna il lunedì, le lezioni di dizione il venerdì (sospese per “le vacanze” dalla prima settimana di luglio fino a settembre), e, un sabato al mese, le presentazioni sulle storie della Bibbia raccontate per immagini.

Parliamo brevemente di queste storie. Certamente, mentre la parola di Dio è infinita e rimane vera sempre, le immagini con cui si può cercare di raccontarne le storie sono sempre false, e inoltre limitano drasticamente la ricchezza di significati delle parole che vogliono illustrare. Raccontare la Bibbia per immagini presenta però alcuni vantaggi. Il principale è che il racconto può coprire estensioni che non possono normalmente essere coperte senza rischiare di perdere l’attenzione di chi ascolta soltanto. Considerare assieme diversi capitoli della Bibbia, in questo caso del libro della Genesi, può aiutarci a riconoscere sensi della parola che uno sguardo troppo ravvicinato (come quando ci limitiamo a considerare singoli versetti o addirittura singole parole), non ci permette di abbracciare.

Nella presentazione di giugno abbiamo considerato le storie raccontate nei capitoli 2 e 3 del libro della Genesi. Leggendo il primo capitolo avevamo precedentemente visto che l’uomo – maschio e femmina – è stato creato nel sesto giorno, ed è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. La Bibbia non dà questo sesto giorno per concluso, perché dice “fu sera e fu mattina, sesto giorno”, ma non dice la stessa cosa per il settimo. In effetti, se consideriamo la statura spirituale dell’uomo e anche di noi credenti che siamo stati salvati possiamo vedere chiaramente che siamo ancora lontani dalla perfezione. Infatti, anche se ogni cosa è stata compiuta sulla croce dal Signore Gesù, la nostra fede in questo compimento è ancora molto incerta. Se nel primo capitolo si parla quindi della creazione dell’uomo, la storia che viene raccontata dal capitolo 2 in poi è la storia della formazione dell’uomo. La stessa storia, vista però non dal punto di vista del suo compimento, ma da quello di tutte le vicissitudini in cui consiste il suo sviluppo. Mentre la creazione è un atto istantaneo e compiuto una volta per tutte, la formazione è un processo lungo e spesso doloroso (nel testo originale ebraico, il verbo yatsar richiama l’idea della distretta e dell’avversità).

Genesi_il segno di Caino

Nella presentazione di luglio Il segno di Caino (che copre le storie dal capitolo 4 al capitolo 6 del libro della Genesi) continua il racconto delle vicende dell’uomo e della famiglia umana. La formazione dell’uomo avviene come una selezione soprannaturale. È Dio che sceglie chi prendere e chi lasciare, ma perché lascia scegliere gli uomini che, scegliendo una o l’altra via, dichiarano la loro natura. Al segno di Caino, che, dopo non aver dominato il peccato che lo istigava a uccidere suo fratello, segue la sua scelta di tornare in Eden con le proprie forze e di stabilirsi nel paese di Nod (che è a oriente del Paradiso – com’è scritto in genesi 4:16 – e che significa “vagabondaggio”) si oppone il segno della colomba con il ramoscello di ulivo e  dell’arcobaleno, che parlano della pace che Dio ha voluto fare con l’uomo, cioè del patto che Dio stesso ha stipulato con Noè e con la sua famiglia, da cui discende tutta la presente umanità. Fin dal principio vediamo quindi all’opera, assieme al mistero dell’empietà e della protezione che il male riceve per un certo tempo, anche quello della pietà, il mistero che sarà pienamente manifestato in Cristo Gesù.

Gli incontri di condivisione fraterna che si tengono il lunedì (alle ore 18:00) sono cresciuti in regolarità e partecipazione. Abbiamo cominciato a commentare un testo scritto dal fratello cinese Watchman Nee (1903-1972), intitolato Cristo è forse diviso?  Per comprendere meglio le basi spirituali di questo testo, abbiamo chiesto al fratello Blaise Henry di parlarci del libro più conosciuto di questo predicatore che  in italiano è stato tradotto con il titolo Non più io, ma Cristo e che è una meditazione sui capitoli centrali della lettera ai Romani. Il fratello Blaise ci ha portato la sua meditazione sulla via della croce come l’unico strumento che abbiamo per combattere alla radice la nostra vecchia natura, la natura di peccato che ci ha portato a commettere i peccati da cui solo il sangue di Cristo poteva purificarci. Ma se non usiamo questo strumento e non ci consideriamo morti a questo mondo, il fatto di essere stati purificati non ci serve a nulla, come non ci servono le buone opere che possiamo compiere. Essere cristiani significa non vivere più per se stessi ma in Cristo e per Cristo: non si tratta di quello che possiamo fare o non fare, ma appunto di quello che siamo diventati e siamo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post Navigation